anni lanz

Sei una signora di 72 anni, quella che si direbbe una gentile anziana, i capelli da cui ormai il tempo ha rapito ogni goccia di colore lasciando in cambio una candida coltre, le rughe sul viso come tacche sul muro di un’esistenza spesa per il prossimo, ad abbattere i muri dell’odio e della discriminazione, del sessismo, dell’antisemitismo.

Potresti startene a casa, a fare torte, a cucire calze e sciarpe di lana, ad aderire al prototipo della nonna nell’immaginario collettivo. E invece no. Continui a stare accanto a chi non ha niente, neanche un posto dove stare, a chi viene trattato alla stregua di un pacco postale da spedire da un Paese all’altro. E poi vieni a sapere che uno di quelli, dei tanti che potrebbero essere tuoi nipoti, anche se parlano pashtun e arrivano da un Paese devastato da guerre e massacri in nome di Dio, o chi ne fa le veci, è là fuori al freddo. E sai che così lui creperà, perchè ci ha già provato, perchè è a questo che spesso ti spinge l’essere, per la legge e per gli uffici immigrazione, un nulla assoluto, uno che non dovrebbe stare da nessuna parte, anche se laggiù t’hanno ammazzato moglie e figlio. Perchè a un certo punto uno è anche stanco, vuole solo andarsene nell’unico posto dove trovare una pace, eterna e senza dolore, lasciare questo mondo di merda che lo tratta peggio del chihuahua di qualche ricca signora impellicciata. Perchè ai cani i cappotti si comprano, a un essere umano no.

E allora, tu, Anni Lanz, esci di casa, te lo vai a cercare dall’altra parte del confine, in quell’Italia che negli ultimi tempi di gente come lui ne ha buttato per strada a frotte. Lo prendi con te che già sta congelando, forse a quel freddo si sta lasciando andare. Lo porti di là, da dove è stato sbattuto fuori senza pietà perchè un regolamento scritto nelle aule dell’Europa che se ne lava le mani di altri esseri umani stabilisce che se sul tuo passaporto c’è scritto Afghanistan, non sei libero di andare altrove, dove hai qualcuno, un affetto, una sorella in questo caso.

Ma il lieto fine, forse, esiste solo nelle favole. Qui, dove i confini tracciati sulla carta stanno pian piano diventando dei muri, non c’è pietà. Perchè la legge la scrivono uomini che non guardano gli altri uomini, e dell’umanità han fatto reato. Perchè del soccorso si è fatto un crimine, chi dà se stesso per aiutare il prossimo viene messo alla gogna assediato da cani sbavanti aizzati dal ras di Stato di turno, insultato, offeso, minacciato. E lo sa Lisa Bosia, lo sa Benoit Ducos, lo sa l’equipaggio della Proactiva Open Arms (leggi qui).

E da oggi, lo sa Anni Lanz, che un tribunale ha condannato per aver aiutato quel disgraziato che stava congelando in una lurida stazione a -10 gradi: 800 franchi di multa più spese processuali, e quanto meno le precedenti 30 aliquote da 50 franchi comminate col decreto d’accusa son state cancellate.

Condannata, all’età di 72 anni, per aver avuto pietà, per essersi rifiutata di lasciare crepare di freddo un altro essere umano in un Paese ostile. Rea confessa di umanità. Perchè la legge dice che doveva lasciarlo là, che doveva pensarci qualcun altro, quel qualcuno che da giorni non fa altro che prendere a calci e buttare in strada centinaia di disperati. Un Paese in cui in base ai capricci razzisti che Matteo Salvini chiama “sicurezza”, chi chiede di essere accolto, come denuncia Amnesty International, ha diritto alle cure solo se si caccia dentro un centro d’accoglienza sovraffollato e con personale medico limitato. Per la legge, Anni doveva starsene a casa, guardarlo congelare, crepare, raggiungere moglie e figlio in un posto migliore. Ma Anni ha seguito il suo cuore e la sua coscienza, e per questo, oggi, paga il prezzo dell’umanità.

È vero, la legge è legge, ma in tempi come questi non si può non ammettere, una volta per tutte, che ci sono valori e principii che vanno oltre le norme e le regole scritte nei codici penali: l’umanità, la solidarietà, non sono valori negoziabili né regolabili da una legge di nessuno Stato. Una vita umana, qualsiasi essa sia, va salvata in qualunque circostanza, e non c’entrano regolamenti, commi, codici. Il ritornello della legge che va sempre rispettata suona ormai vuoto e inconsistente di fronte a casi come quello di Anni Lanz: perchè si, la legge va rispettata, ma non quando cozza contro quegli elementari, naturali principii di umanità. Vorremmo dieci, cento, mille Anni, mille Lisa, mille Benoit, per fare breccia nel muro di disumanità che ci stanno costruendo intorno con la scusa di “difendere la nostra identità”. Perchè c’è una sola identità che va difesa: quella di essere umano. Il resto è fuffa per “patrioti” da social network.

L’articolo Anni Lanz, colpevole di umanità proviene da GAS – Quello che in Ticino non ti dicono.

Anni Lanz, colpevole di umanità

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