Penny Dreadful

Penny Dreadfuldi Marco Narzisi

Premesso che scrivo dopo aver visto la prima stagione, “Penny Dreadful” è una serie TV secondo me assolutamente geniale e atipica nel panorama, per tre motivi:

  • Un cast stellare, con Eva Green (Fight Club, 300 – L’alba di un impero, Sin City e via dicendo), Josh Hartnett (Slevin – Patto criminale, per dirne una), addirittura Timothy Dalton (uno dei più famosi 007, mica cinepanettoni), roba di lusso per una serie TV;
  • Un’ambientazione affascinante come la Londra vittoriana, presa a metà fra il progresso marciante e le forbite buone maniere tradizionali;
  • Una trama che mescola alla grande il meglio dell’immaginario gothic/horror tradizionale, suggestioni steampunk e forti richiami letterari.

Il titolo deriva da un genere letterario tipico dell’età vittoriana, appunto i penny dreadful, che sono sostanzialmente quello che oggi chiameremmo fan fiction: si trattava di pubblicazioni a basso costo, un penny per l’appunto, rivolte soprattutto al proletariato e alla media borghesia, che contenevano brevi racconti in cui erano mescolati in modo grossolano e non storico vari temi e personaggi del romanzo gotico tradizionale, dal vampiro al lupo mannaro alla creatura di Frankenstein, e così via.

La serie mantiene le promesse del titolo, calandoci da subito nella Londra dell’Ottocento, con le sue carrozze, le splendide serate a teatro dell’alta borghesia e lo squallore sociale e morale dei bassifondi, in un’ambientazione in cui reale e fantastico si mescolano senza che l’uno prevalga sull’altro, un universo letterario parallelo in cui i personaggi, e soprattutto i “mostri” dell’immaginario gotico sono vivi e presenti, che si tratti del bestiale vampiro (scordatevi il fascino del conte Dracula di Coppola…), del complesso e complicato Dorian Gray o della creatura del Dottor Frankenstein, uno dei personaggi più intensi della serie, straziato e lacerato fra la ricerca di una parvenza di umanità e la propria natura mostruosa, reso spietata dal rifiuto e dal disprezzo di cui è oggetto in quanto diverso, anomalo, freak.

In questo contesto spiccano personaggi fortemente caratterizzati, le cui storie si intrecciano in modo complesso lasciando sempre quell’alone di mistero e non detto che ovviamente, diciamolo, attizza un sacco: la ricerca e la caccia del soprannaturale all’esterno, la diatriba fra razionale/scientifico e irrazionale/mistico, nettamente influenzata da suggestioni steampunk, diventa un excursus nei profondi orrori all’interno dell’anima e della mente umana, fra visioni da incubo, possessioni spiritiche, deliri paranoico-religiosi, atrocità paleo-psichiatriche (leggi: lobotomia a freddo) e sporchi segreti borghesi.

Eva Green è sublime e inquietante al tempo stesso nel personaggio di Vanessa Ives, ora dilaniata dal senso cattolico di colpa, ora fuori di sé nel pieno della possessione medianica o preda di un lucido delirio, allo stesso modo in cui il giovane Frankenstein (Harry Treadaway) è l’uomo che si fa Dio ma che viene travolto dall’immoralità dei suoi atti, e Ethan Chandler (Josh Hartnett) rappresenta l’uomo americano nel pieno del suo sviluppo, spavaldo e rude quanto perseguitato da un misterioso passato…

Se sognate di girare per Londra in carrozza cacciando mostri e fantasmi con mirabolanti artefatti figli del progresso, insomma, Penny Dreadful è la serie che fa per voi.

L’articolo Gas-Serial: “Penny Dreadful”, incubi gotici in salsa vittoriana proviene da GAS – Quello che in Ticino non ti dicono.

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Gas-Serial: “Penny Dreadful”, incubi gotici in salsa vittoriana

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