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Il maltempo continua a uccidere. Anche nel 2018, nella vicina Italia, si muore di inondazioni, alberi che cadono come birilli, valanghe di fango. Nel Bellunese, in Veneto, una serie di frane ha distrutto strade, case, foreste. In Sicilia, una terra ancora una volta martoriata dopo la gravissima alluvione del 2009 (leggi qui), i fiumi dagli argini massacrati diventano enormi anaconda d’acqua e fango che escono dalla tana inghiottendo tutto quello che trovano, fra cui un’intera famiglia di 9 persone.

Fango e macerie ovunque, sulle quali, puntuali, iniziano a imperversare gli sciacalli. Un Salvini che dà la colpa all’ “ambientalismo da salotto”, non risparmiandoci anche nella tragedia l’ennesima caterva di sbruffonate, per non parlare dei selfie col sorriso.

Quello stesso Salvini che, però, votando l’ennesimo condono edilizio, sta di fatto legittimando quella che una delle cause principali di questi disastri: l’abusivismo edilizio, la cementificazione selvaggia che toglie energie, forza, solidità a terreni già fragili. Si costruisce in spregio ad ogni normativa di impatto ambientale e di sicurezza, poi arriva il condono e va tutto bene. E proprio abusiva, pare, era la villetta di Casteldaccia: troppo vicina a una zona a rischio, adiacente al fiume Milicia senza alcuna protezione.

E intanto le montagne si squagliano e si mangiano le persone. Il dissesto idro-geologico è un problema ignorato, spesso taciuto. Fino a quando, inesorabile, l’ambiente chiede il conto, la Natura mostra i muscoli e non guarda in faccia nessuno,lasciata libera di impeversare dall’esatto contrario di quello che sostiene Salvini, ovvero dalla totale mancanza di una politica ambientalista di Stato che ponga l’attenzione sul territorio e sui limiti di sostenibilità, punisca l’abusivismo edilizio anzichè andare di condono in condono, permetta la messa in sicurezza delle zone a rischio, faccia rispettare severamente i vincoli di edificabilità.

Una politica, insomma, che, anche alle nostre latitudini, abbia il coraggio di essere anche impopolare, nel suo porre limiti e vincoli all’espansione delle zone edificabili e di andare contro, di conseguenza, alle lobby del cemento. Una politica che è difficile aspettarsi da chi, con un colpo di spugna, cancella anni di stupro del territorio e dà la colpa all’ambientalismo.

Ed è inquietante, se non scandaloso, che su queste tragedie non si riesca a tacere e lavorare come istituzioni, e si debba non solo far propaganda, ma oscurare totalmente il problema reale, e anzi alimentarlo.

E intanto i fiumi esondano e portano via auto e passeggeri, gli alberi schiacciano le persone, le montagne mangiano le case e le famiglie. Ma come sempre, la colpa è di qualcun altro.

 

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Maltempo, ennesima apocalisse italiana

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