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Diciamolo chiaramente: se Matteo Salvini, la mattina seguente al terremoto nel Catanese e all’omicidio di ‘ndrangheta di Pesaro, appare tutto sorridente mangiando pane e nutella, la colpa non è sua. E non perchè il Felpato Leader sia incapace di intendere e di volere (anzi..) o vittima di qualche complotto: ma perchè, semplicemente, e come anche i muri ormai sanno, la sua comunicazione social non è gestita da lui stesso ma affidata a uno staff. Quello staff di cui fa parte il famoso ( o famigerato) Luca Morisi, il social media manager di fiducia di Salvini, e in cui da agosto ha trovato posto anche Leonardo Foa, il figlio di Marcello Foa, presidente RAI dalle chiare posizioni sovraniste, amicone dell’ex-stratega di Donald Trump, Steve Bannon, e acclarato diffusore di fake news, che ben conosciamo (leggi qui)

Ora: il post incriminato, con ogni probabilità, era stato scritto prima e programmato per uscire la mattina del 26, il che è ciò che fa ogni social media manager che si rispetti. Il caso ha voluto che fra la creazione e la pubblicazione c’è stato di mezzo un terremoto e un morto ammazzato sotto il naso del suo Ministero che doveva proteggerlo, e che lo staff di Salvini era, forse, ancora fra le braccia di Morfeo, o troppo distratto per andare a leggere un qualsiasi sito di notizie italiane, rendersi conto dell’accaduto e bloccare quel post prima che fosse pubblicato.

Ed è QUESTO il problema. Perchè finchè sei ancora “solo” un leader di partito puoi ragionare in termini di marketing, puoi anche concederti certi scivoloni. Ma dal momento in cui Matteo Salvini è un ministro e vicepresidente del Consiglio della Repubblica Italiana, la sua è automaticamente una comunicazione ISTITUZIONALE: non sta parlando ai suoi “amici” o ai suoi fan come leader del partito, parla come uomo dello Stato. E non è in alcun modo ammissibile, dunque, che il suo staff gestisca i suoi social come quelli di un’azienda: non esiste in nessun modo che lo staff del vicepresidente del Consiglio non legga i giornali al mattino e non adegui la comunicazione istituzionale alle circostante. Perchè se non capisci che lavoro stai facendo, o se, come si suol dire, non è cosa tua, queste sono figuracce all’ordine del giorno. E non è neanche la prima volta che succede, peraltro.
Se non ti rendi conto che qualunque rutto esce sui tuoi canali di comunicazione è una comunicazione di un organo istituzionale, e lasci che chi se ne occupa commetta questi strafalcioni, forse non sei esattamente al posto giusto.
E a questo punto, sinceramente, viene spontaneo suggerire a Matteo Salvini di valutare se uno staff che al mattino dorme anzichè aggiornarsi su quello che succede nel suo stesso Paese e regolarsi di conseguenza sia uno staff degno di esprimere la comunicazione di un’alta carica dello Stato. Perchè la Rete non dimentica. E non perdona.

L’articolo Salvini e la Nutella amara proviene da GAS – Quello che in Ticino non ti dicono.

Salvini e la Nutella amara

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