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Avevamo parlato, in tempi non sospetti, dell’esperienza del paesino calabrese di Riace a proposito dell’accoglienza dei migranti, un modello di integrazione che è diventato un esempio grazie anche all’opera del sindaco Domenico Lucano (leggi qui). Quel sindaco che Salvini, 3 mesi dopo le elezioni, alla vigilia della formazione del governo del premier-fantasma Conte, aveva insultato in diretta Facebook etichettandolo come “uno zero”.

E se a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina, sembra quanto meno una strana coincidenza che, passati solo altri 4 mesi, il sindaco di Riace venga arrestato. L’arresto è avvenuto in base a una serie di accuse, molte delle quali, però, quelle più gravi e legate a un presunto arricchimento sulla pelle dei migranti, sono immediatamente cadute: Domenico Lucano non ha intascato un centesimo. Cade quindi l’ipotesi, che probabilmente suscitava istinti onanistici a Matteo Salvini, che Lucano abbia messo in piedi un business dell’accoglienza.

Rimangono altre due accuse, quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, prevista dall’infame legge Bossi-Fini, e di fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti Lucano, infatti, stando a un’intercettazione, una e una sola, avrebbe forzato le procedure. o espresso quanto meno l’intenzione di farlo, per far ottenere a una donna nigeriana un permesso di soggiorno, attraverso un matrimonio di comodo con un cittadino italiano. Matrimonio che però, nei fatti, non si sa se sia mai realmente avvenuto.

L’altro capo di imputazione riguarda invece la forzatura delle procedure per far sì che il servizio raccolta rifiuti venisse assegnato alle cooperative riacesi composte da cittadini del comune e migranti tramite mandato diretto e non, come prevede la legge, mediante appalto pubblico. E sugli appalti e le penetrazioni della ‘ndrangheta nelle gare al sud Italia potremmo aprire un’enciclopedia, ma non è questa la sede.

Due azioni, insomma, che, illegali o meno,sono riconducibili comunque a un denominatore comune: aiutare chi è disperato e perpetuare il modello virtuoso di Riace. Se Lucano è un fuorilegge, lo è per questioni di umanità, per dare una speranza al prossimo: fa parte della stessa schiera delle Lisa Bosia (leggi qui), o dell’equipaggio della nave Proactiva Open Arms o della guardia alpina francese Benoit Ducos (leggi qui). Persone che di fronte a una situazione di bisogno per altri esseri umani decidono di andare oltre la legge, per umanità e solidarietà, non per profitto personale.

E su Lucano, volendo pensar male, si è probabilmente abbattuta ora la vendetta dello Stato a guida sovranista di Salvini, la perfetta macchina del fango che si è messa in modo per sporcare l’immagine di quello che è un modello di accoglienza virtuoso. Perchè sono questi, forse, i problemi della Calabria e dell’Italia che attanagliano il governo destroide: non la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta, su cui non sentiamo spendere una parola da Salvini e soci, non i 49 milioni di euro rubati dalla Lega allo Stato, non l’evasione fiscale da 200 miliardi l’anno, ma le realtà positive sul tema dell’immigrazione. Riace, probabilmente, costituisce una macchia per chi, come Salvini, ha fatto della paura del diverso, in questo caso dei migranti, la chiave del suo successo politico. Perchè è la dimostrazione che quelle che la destra sovranista e xenofoba inculca al popolino a proposito del pericolo dell’invasione sono, semplicemente, una caterva di balle. A nessuno, a destra, conviene ammettere che l’integrazione è possibile: è meglio mantenere lo stato di terrore, usare l’immigrato come il Babau per i bambini, per capitalizzare la paura in voti.

Siamo solidali a Mimmo Lucano, come a Lisa, a Benoit, e a tutti quelli che, messi di fronte al dilemma fra umanità e ragion di Stato, scelgono sempre la prima. Quelli che, per citare Sofocle, scelgono di essere Antigone, e non Creonte.

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Sindaco di Riace, vendetta di Stato?

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